Ed eccomi qua di ritorno da Londra. Vorrei dire qualche parola per descriverla ma credo che “Londra” sia più che sufficiente. Qualsiasi altra cosa sarebbe troppo o troppo poco, e per il rispetto e l’ammirazione che nutro per questa città mi asterrò dal dire minchionerie, cosa che di solito faccio molto bene.
Passiamo adesso al momento importante, ovvero quello dei ringraziamenti. Tutte le volte che uno fa qualcosa di speciale deve ringraziare qualcuno, e proprio per questo io non lo farò – anzi. Farò una menzione a tutti quelli che non voglio ringraziare.

 Ringraziamo con il NON ringraziare il Tempio dei Nerd noto come Forbidden Planet. Immaginate libri, fumetti, manga, giochi, action figures. Tutta roba che vi piace un casino. Bene. Mettetela in un unico posto. Bene. Metteteci sopra un cartellino con un prezzo più che umano. Bene. Avrete creato un posto dove lasciare 30 sterline per 5 libri di Neil Gaiman e lasciare il cuore praticamente su tutto.

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In secondo luogo non ringrazio gli scoiattoli di Hyde Park e di Kensington (ma anche quelli di St. James per piacere), perché sono creature spiumose e ingorde e un giorno domineranno il mondo.

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Poi non ringrazio i vari ristoranti/bar/fast food/ servitori di cibo qualsiasi, perché sono tutti molto attraenti e ho messo su 3 chili in 8 giorni, manco un porco all’ingrasso.
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Non ringrazio i musei, gratuti, eccezionali, interessanti, che non ti basta una giornata per vederne uno, che non ti basta un anno per vederli tutti. E non l’ho manco finiti, ma in compenso mi hanno fatto avverare uno dei miei sogni di bambino.
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E per finire, ovviamente, non ringrazio la mia compagnia di viaggio.
Perché io sono uno duro e le cose non le capisco, quindi mi serve un altro migliaio di viaggi per capire come si viaggia con lei. E non dico altro, perché le parole sono superflue, e molto spesso deve essere solo la strada a parlare.

londra2009bis 061Un premio a chi indovina con CHI sono andato a Londra. Indizio: è in questa foto qui.

Punto 1: odio Splinder. Mi mangia la roba, e anche con gusto. Coglione io che prima non scrivo su qualcosa da cui dopo ribeccarla.
Punto 2: il tempo fa schifo. Prima ne avevo fatto una bella descrizione dettagliata, ma alla fine questo rende meglio il concetto. Fa veramente è schifo. E’ caldo, ma non un bel caldo. Appicica i vestiti addosso. Il sole non si degna di farsi vedere. Questo ha vari influssi sull’umore della gente. Oddio, in realtà uno solo: la gente è nervosa. Tesa. Incazzata. E ha anche ragione, maremma merda, ma così non si campa bene.
Punto 3: anch’io faccio parte della gente e subisco gli influssi del tempo. Voglio l’estate, porca paletta, non questa cosa a mezzo che non ti fa godere niente.
Punto 4: bravo a me. Bel modo di tornare a postare.

Ci sono ancora, eh.
Piuttosto vivo, tra l’altro, e anche in salute (felicitazioni!)(grazie!).
E’ che il tempo è una bestiolina incazzereccia e tiranna, un animaletto che ti tira da una parte e dall’altra senza darti il tempo di soffermarti su niente quanto vorresti. Più o meno come andare a vedere le vetrine con un ghiottone al guinzaglio, o come cercare di meditare sull’ala di un aeroplano a 10.000 metri. Quello che vedi di tutto non è neanche la punta dell’iceberg.
Non che sia meno piacevole, certo. Mi godo ogni singolo istante di tutto ciò che mi passa tra le mani o sotto agli occhi, mi cavo le mie soddisfazioni, sono tranquillo, felice blablablablabla. Le solite cose, all’incirca. Solo che è tutto veloce, rapido, fulmineo. Ogni incontro che vorrei durasse ore in realtà si protrae per minuti o anche meno, non ho quasi più tempo per leggere niente, ogni avventura o narrazione che sia è preparata nei tempi morti dei tempi morti (tipo sul io amico trono di ceramica, per intendersi, o mentre guido).  E’ un po’ stressante tutto ciò. Non ho neanche tempo per scrivere qui quanto vorrei! (Sono sempre stato lento comunque).
Amici miei, correlati miei, conoscenti miei, parentado, e anche tu, Francesco (ovvero me medesimo); non ve la prendete a male se ad ognuno di voi non dedico neanche da lontano tanto quanto si meriterebbe. Sapete che sono lento, e odio non poterlo essere con voi! Quindi, accettate di buon grado quello che vi posso dare ora, che non è che una frazione di quello che vorrei darvi (non fate i povci maniacy e non vediate doppi sensi in tutto ciò)…
O Coso santo, che stress… non dovrebbe esser rimasto tanto di questi ritmi, ma che stress…

La cosa veramente sconcertante, alla luce di tutto, è che (nonostante tutto) va tutto bene sul serio.

(In questo post sono state usate parentesi a sproposito. Non maltrattate, ma usate a sproposito. Fatevene una ragione.)(Anche di questo.)

P.S. Volevo scrivere un bel post sulle endorfine, le loro fonti, il loro funzionamento e tutto il resto, ma essendo lento e pigro non ho fatto in tempo a finirlo. In compenso l’ispirazione è arrivata da altre parti, ed eccomi qui, alla fine.

Il Tirocinante A Medicina (T.A.M. per gli amici) è una bestiolina strana e insicura, simile ad un anatroccolo come comportamento e ad una medusa come aspetto. Il più delle volte, difatti, se ne sta semitrasparente vicino ad una parete, con lo sguardo immobile dell’antilope che sente il fiato della tigre. Le sue mani sono passerotti inquieti, che svolazzano dal petto alle tasche, dalle tasche alla schiena, dalla schiena allo stomaco, dallo stomaco alle cosce senza conoscere pace o fermezza. Il corpo, in compenso è una tavola di legno rigida nella consistenza ma molle all’aspetto (per la serie "non mi muovo ma se mi muovessi mi vaporizzerei").
Il T.A.M. vive a stretto contatto con specie più aggressive come il Tirocinante Adolescente (o Specializzando), con cui condivide gli spazi vitali, e teme l’arrivo di esemplari adulti di Tirocinante ( o Dottori, esemplari particolarmente ingordi di carne di T.A.M.). In questo clima ostile, il T.A.M. riesce comunque a sviluppare una sorta di comportamento difensivo accodandosi ad esemplari più forti ed adulti, in una forma di imprinting come le paperelle di Konrad Lorenz. Questa forma comportamentale è conosciuta come Sindrome Universitaria da Comportamento Anseriforme (o S.U.C.A.). Gli affetti sono riconosciuti non tanto per i piedi leggermente a papera (comunque presenti) quanto dalla particolarità di accodarsi alla prima figura di passaggio più in alto in ordine gerarchico di lui (ovverossia chiunque).

Questa mattina la mia figura di salvataggio (che per convenzione e con rispetto chiamerò Mamma Oca) mi ha raccolto al lato della corsia dove giacevo tremante e sperduto e mi ha condotto per i regni sconfinati della Patatologia. Godot è arrivato, finalmente.
Adesso sono un’oca adulta, forse… (anche grazie al gene biondo).

Sì, un delirio breve, ma ne avevo bisogno… Tutto bene, comunque, tutto bene…

Non è un ambiente facile, casa mia, ma c’è di peggio, ne sono convinto. L’unica cosa che non sopporto è la gente che strilla. Posso tollerare una persona col nervoso addosso, magari anche ignorante. Mi girano i suddetti, ma è okay. Se uno strilla, però:

1-    passa automaticamente dalla parte del torto, anche se avesse detto che le falene sono animali demoniaci (verità imprescindibile universalmente riconosciuta);
2-    inizia a starmi di molto sulle palle (come le suddette falene).

Chi strilla può essere arrogante, presuntuoso, incazzato, impaurito, quel che gli pare: non c’è motivo reale, il più delle volte, per alzare la voce. In casa mia lo fanno volentieri e questo mi disturba.

Motivi validi per alzare la voce (secondo me):

1-    il correttore automatico di Word che non conosce la parola “incazzato” e la evidenzia;
2-    le falene (sono monomaniaco, lo so, ma in questi giorni mi stanno assediando l’androne del condominio in cerca di riparo dal freddo; io spero schiantino tutte, ‘iocan’)(o perlomeno migrino in Africa come le rondini);
3-    eventi violenti provocati quasi volontariamente (tipo craniate su sportelli aperti o oggetti in bilico che cadono sui piedi);
4-    far scadere la roba in frigo (oggi mi è toccato buttare una tazza di crema della mi’ nonna perché la mangiavo solo io e stava andando a male; se qualcuno mi avesse aiutato, adesso… povera crema…. Non ci voglio neanche pensare…)
5-    nient’altro, secondo me. Davvero.

Odio chi urla immotivatamente. Odio anche chi urla motivatamente. Perché anche se gli fosse capitata la peggio roba (e con peggio roba intendo dal disastro nucleare in su) urlare non serve a niente, davvero. Se urlare ti sfoga, sappi che sta caricando me come una molla.
Ma non urlerò.

*    *    *

“All’inizio non ci credevo. Guidavo tranquillamente, andavo per la mia strada, quando vidi QUELLA LUCE nello specchietto retrovisore. Sull’orizzonte plumbeo era apparsa una striscia rossa, come insanguinata. Dire che quella luce era calda sarebbe riduttivo: era rovente, incandescente, un rosso così acceso da poterne sentire il calore solo a guardarlo. La striscia si estendeva ondeggiando, spiccando sul nero confine tra la terra buia e il cielo scuro, formando una ferita in quella grigia coltre. All’inizio pensai ad un incendio, a fuoco che divampava, e già vedevo ettari di foresta arsi nella viva fiamma di quell’inferno arroventato; tutta quella luce rossa non poteva essere altro. E invece… Il tramonto, il dolce tramonto, stava lanciando il suo segnale più violento; la rossa luce del sole incendiava tutto ciò con cui entrava a contatto, monito del suo ritorno il giorno successivo. Un tramonto dotato di forza, calore, espressività tali da incantare. E tutto questo stava accedendo nel mio specchietto retrovisore, un frammento di mondo racchiuso in uno spazio di vetro e plastica.
E così mi sono chiesto: ho visto questo solo grazie allo specchietto retrovisore. Senza di esso, non avrei potuto vedere questo spettacolo. Quante cose mi sono perso a questo modo? Quante cose interessanti avvengono ogni giorno alle nostre spalle?”

(monologo ipoteticamente scritto, diretto e interpretato da Cristianbéil)  

L’erba cattiva non muore mai, e anch’io sono tornato dal mare. Abbronzatura invidiabile (diciamo che invidio chi ce l’ha), rilassato (come un artificiere sul lavoro) ma soddisfatto. La mancanza di qualcuno con cui poter seriamente dialogare mi ha permesso di osservare tutto uno strano mondo intorno, pieno di cosine stupide e di alcun interesse, che mi hanno dato da pensare (e da scrivere).
Che cce ne frega, dite? Avete ragione. D’altronde, per citare Richard Thompson, questo blog “si adatta perfettamente al non dichiarato mandato della Blogosfera: la diffusione di aneddoti & osservazioni privi di senso, l’espressione di opinione mal informate e la circolazione di foto di gatti”. Io mi informo prima di dire le cose, non ho gatti, ma sì, per il resto ci sto dentro. O che v’aspettavate? 

Partenze
Da sempre, in casa mia per il mare si parte ad un orario tale che l’orario d’arrivo siano le 9. Non importa il perché o il percome, ma alle 9 bisogna essere sul luogo. Per Pinarella, quindi, partenza prevista alle 6 di mattina, con la fida Pandora. Il punto della questione è: avete idea di quanta gente c’è sulle strade a quell’ora? Non così tanta, vi dico io. Se li guardate in viso uno per uno, potete immaginare una storia per ognuno di loro, perché serve solo una buona storia per essere sulle strade a quell’ora. C’è la ragazza col trucco sfatto, che guida attaccata al volante della sua brillante macchinetta, ancora elegantissima, al ritorno da una splendida nottata festaiola. C’è il vecchietto sulla R4, con il cappello sul capo e a torso nudo, che va a coltivare quel pezzo di terra che è la sua vita. C’è il padre di famiglia, con tutta la prole al seguito, che guida corrucciato la sua station wagon carica di roba pensando a come tappare i buchi che il pagamento della vacanza ha provocato. C’è la donnina ancora insonnolita, ma perfetta nella sua tenuta alla guida di una vecchia berlina, che va a trovare la figlia a casa, a fargli la colazione, a stirargli i panni, a farla giocare a fare la signora.
E c’è un ragazzo robusto, con gli occhiali da sole, con fratello addormentato a lato, che guida distratto pensando a cosa scrivere sul blog.

Aggettivazione comune del viaggio
Ha senso parlare di “partenza intelligente”? Esaminandola nel dettaglio, è solo un modo per trovarsi in coda con altri furboni come te alle 7 di mattina anziché alle 10. Almeno quelli delle 10 hanno dormito di più. E poi dire che una partenza è intelligente è come dire che un comodino è arguto o che un frigorifero è invidioso.
(Ai lettori di Pratchett, si ricorda invece che un diamante può benissimo essere amichevole.)

Il gatto di mare
Specie non ittica (da non confondere quindi con il pesce gatto) ma puramente felina, il gatto di mare trova il suo habitat nell’entroterra fino a pochi metri dalla spiaggia. È riconoscibile dai comuni felini di città per la possanza (mole dalle due alle quattro volte superiore rispetto ad un normale gatto cittadino), per la totale mancanza di aggressività ne confronti di qualsivoglia creatura (compresi passerotti e merli che gli camminano a due passi). Dal punto di vista ematologico, il gatto di mare si contraddistingue per una mancata produzione di adrenalina; questa caratteristica si esplica nel totale abbandono nei confronti del primo individuo che gli si avvicina (per accarezzarlo e fargli le coccole come per colpirlo con un oggetto contundente) e nella mancanza di reazioni apprezzabili di fronte all’arrivo di automezzi di qualsivoglia tipo, rimanendo inchiodato placido sul posto (altre teorie affermano che questo possa essere dovuto ad una sorta di ipnosi causata dai fari o che il gatto di mare in realtà brami il contatto con i copertoni della macchina). La sua alimentazione consta in scatolette (prima il cibo, poi la scatoletta stessa), pane, affettati, piadine e qualsiasi altra cosa possa cadere di mano ad un turista; in compenso evita la carne cruda come fosse velenosa.

Qui concludo la prima parte, per ora… scriverò qualcos’altro, forse, in seguito, sempre che non decida di scrivere qualcosa di UTILE o INTERESSANTE (ovvero che freghi qualcosa a qualcuno che non sia io)…

E anche quest’anno si parte verso il litorale di Pinarella Beach, posto per gente di un
certo livello (non specifico quale) e soprattutto per gente di una certa età (la qual cosa
io non son, halleluja, halleluja).
Vi vorrei lasciare con le immortali parole di Foscolo:

"Ma che palle!"

Oh, anche lui l’avrà detto, una volta. Non che io non sia contento di andare, anzi, e spero
anche di tornare nerino, però…

… insomma…

… ecco…

… Vabbè. Poteva andare MOLTO peggio (filosofia spicciola).
Potrei parlare per ore, giorni, anni e non dire niente.
Ed infatti non dico niente, se non arrivederci tra due settimane.
Statemi bene, e vedete di lasciare pulito.

L’estate è caldo e calura, innanzitutto.
L’estate è sole.
L’estate è mare (manco poi tanto, alla fine. Prima lo era molto di più).
L’estate è viaggiare.

L’estate è stare bene e rilassati.
Sbracati a non pensare a niente. Fare tanto, ma non pensare a niente.
Cervello in ferie forzate. Attivo solo su richiesta.

"Pronto, c’è cervello? C’è un lavoro per lui."
" No guardi, cervello è ad Ibiza e non tornerà prima del 23."
"No, mi serve subito, ho voglia di scrivere."
"AAAAAH, lo poteva dire subito! Sì, cervello arriva in un battibaleno! Arrivederci e grazie per aver usufruito dei nostri servizi!"

Ecco, dovrebbe essere solo così, nient’altro.

L’estate è stare bene con se stessi e con chi ti pice stare.
Questo si dovrebbe fare tutto l’anno è vero, ma d’estate è ancora più vero.
Ecco l’unica cosa che voglio fare.
E non mi ci voglio neanche impegnare, poi. Deve essere una cosa naturale come respirare o fare i ruttini dopo pranzo (oggi ho mangiato la zuppa di zucchine e sto facendo MOLTI ruttini)(uh, come sono raffinato e sENpatico!).

Per ora potrei riuscirci.
Torno a sbracare il cervello.

"Nothing in motion, and I’m satisfied
No disappointment ‘til I wake up…"
(Dishwalla- Until I wake up)

Sappiate che sono vivo e produttivo.
Sin troppo.
E’ per questo che non ho manco tempo per scrivere du’ cazzate, ce l’ho a malapena per respirarare.
Insomma, per trovare il tempo di essere aspirante psichiatra, aspirante scrittore, aspirante percussionista, aspirante varie ed eventuali non ho certo il tempo di bloggare troppo
Mi devo fare il filippino da lavoro come qualcuno di mia conoscenza. Mmm-hmm.

Ah, ho solo finito il mio travaglio letterario più importante per ora. E voci di corridoio affermano che QUALCUNO abbia QUALCOSA in mente. Chissà cosa…

Ieri grandissima sfacchinata per una tartaruga apolide. Trenta chilometri all’andata e trenta al ritorno affinché  il povero chelone raggiungesse una dimora adatta a lui. E mentre si viaggia da soli (in quanto è piuttosto difficile intavolare una discussione con la corazzata compagna) c’è solo una cosa da fare: ascoltare la musica.
Ora, la Panda ha solo il mangianastri; siamo ben lungi dai modernissimi lettori mp3, a anche dai meno moderni lettori CD. Io vado a cassette, che sono state tutte più o meno fuse. Una compilation di Offspring, Blink 182 e Red Hot Chili Peppers; Dire Straits; Alan Parson Project; Supertramp; c’ho pure la colonna sonora di Flashdance, e ormai li conosco troppo bene. L’alternativa logica è la radio, che ha un’ottima ricezione da quando ho stroncato l’antenna (non chiedetevi perché riceva meglio da rotta, io non ho trovato risposte). Il problema è che per quanto la ricezione sia buona, la via è dispersa in lande aspre e perigliose (come Santa Mama, frequentata da gente poco raccomandabile… ;D) e la radio si prende a spizzichi e bocconi. Tra fruscii e rumori vari, però, ecco un lampo dal nulla.
Virgin Radio, probabilmente. Chop Suey!, System of a Down. Uno dei pezzi che ha fatto cambiare il mio modo di ascoltare la musica, uno dei miei brani preferiti. Penso che sia una di quelle poche canzoni che riescono a smuovermi veramente qualcosa dentro ogni volta che l’ascolto, una sorta di brivido elettrico. Il problema era che in quel pezzo di strada la ricezione era veramente orribile, e mi era passata per la testa anche l’idea di fermarmi al lato della strada (cosa AZZARDOSISSIMA!) per ascoltarla senza penare o cercare di aggiustare la stazione. Insomma, gira che ti rigira, la canzone non l’ho sentita, anche perché m’era partito l’embolo dei Ragionamenti In Macchina Sui Massimi Sistemi. Bestia brutta, è una bestia strana e assatanata che deve essere seguita, anche perché quando parte non te ne accorgi finché non l’hai portato fino in fondo. Proprio come un embolo, insomma.
Per le persone si possono fare gli stessi ragionamenti che si fanno per le canzoni alla radio? Ci sono quelle che ti fanno ballare, quelle che ti fanno cantare, o pensare, o battere le mani sul volante, o anche piangere; altre che ti fanno cambiare stazione, che proprio non le sopporti, altre ancora talmente noiose che rischi di addormentarti (oppure che ti fanno cercare occupazioni alternative come, che ne so, scaccolarsi… in tanti lo fanno). Ognuna è differente, diversa, a modo suo speciale. Ma esistono DAVVERO canzoni per cui saresti disposto a fermarti? Il tuo viaggio potrebbe avere davvero una battuta d’arresto per qualche nota? Ci sono varie alternative:
1-    il pezzo è talmente bello che non ripartite più e fine della questione (vale solo nel caso che il pezzo sia infinito o che disponiate di una modalità di ripetizione) ;
2-    il pezzo è bello, ma prima o poi finisce; ripartite, siete in ritardo e vi arrabbiate con il pezzo che vi ha fatto perdere tempo, sublimando la bellezza che vi ha regalato;
3-     il pezzo è davvero bello, e quando partite non ve ne fotte un corno del ritardo, gustandovi dentro la melodia che vi è stata donata;
4-    il pezzo vi delude, e vi chiedete perché mai vi siete fermati ad ascoltarlo;
5-    il pezzo non riuscite ad ascoltarlo comunque; rimangono i rumori di fondo, i fruscii, i crepitii, e allora ripartite subito intristiti;
6-    il pezzo non riuscite ad ascoltarlo, ma ci tenete così tanto a sentirlo che rimanete fino in fondo, cambiate le stazioni, cercate, provate e riprovate anche solo per sentire un accordo, un mezzo giro di basso, qualsiasi cosa, indipendentemente dall’esito, e ripartite solo quando sapete che è realmente finito;
7-    non vi fermate. Il pezzo ve lo ricordate bene a memoria, e lo cantate a squarciagola, dal profondo. E se siete fortunati, andando, ritroverete la frequenza e potrete ascoltarlo.
E tutto questo casino di inutili ragionamenti solo per una canzone non sentita.
Se lo sapevo, mi fermavo a Santa Mama.
A farmi mangiare la testa da uno struzzo.
Ah, sì, la tartaruga è in salvo.  

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